SIEPI

Siepe Farnie e Noci - 16 Marzo 2021
Siepe Farnie e Noci - 16 Marzo 2021

Le siepi presenti sul fondo agricolo

Dalla presa # 1 alla presa # 38, in azienda agricola sono presenti ventinove siepi:

  1. Siepe monofilare di Bagolari e Noci, presa # 1, Lunghezza filari alberati: 245 m + 105 m = 350 m.
  2. Siepe endecafilare dei Bufali, presa # 2, lunghezza filari alberati: 72 m x 11 filari = 792 m.
  3. Siepe monofilare di Pioppi, presa # 2, lunghezza filari alberati: 60 m.
  4. Siepi monofilari di Acacie di Costantinopoli e Carpini Bianchi, prese # 2 e # 3, lunghezza filari alberati: 315 m.
  5. Siepe  monofilare di Ciliegi, Farnie e Noci, presa # 3, lunghezza filari alberati: 360 m.
  6. Siepe tetrafilare di Noci e Noccioli, presa # 4, lunghezza filari alberati: 135 m x 4 filari = 540 m.
  7. Siepe esfilare degli Olmi, presa # 4, lunghezza filari alberati: 91 m x 6 filari = 546 m.
  8. Siepe tetrafilare di Farnie e Lantane, presa # 5, lunghezza filari alberati: 135 m x 4 filari = 540 m.
  9. Siepe tetrafilare di Ciliegi e Prugnoli, presa # 6 sud, lunghezza filari alberati: 180 m x 4 filari = 720 m.
  10. Siepe tetrafilare di Ciliegi e Prugnoli, presa # 6 nord, lunghezza filari alberati: 180 m x 4 filari = 720 m. 
  11. Siepe monofilare multispecie, prese # 7 – # 14 sud, lunghezza filari alberati: 116 m x 1 filare = 116 m. 
  12. Siepe monofilare multispecie, prese # 7 – # 14 nord, lunghezza filari alberati: 116 m x 1 filare = 116 m.
  13. Siepe pentafilare di Frassini e Lantane, presa # 30, lunghezza filari alberati: 102 m x 5 filari = 510 m.
  14. Siepe monofilare di Carpini Bianchi, presa # 31, lunghezza filari alberati: 240 m x 1 filare = 240 m.
  15. Siepe monofilare di Platani e Farnie, prese # 31 – # 37 sud, lunghezza filari alberati: 290 m x 1 filare = 290 m.
  16. Siepe monofilare di Platani e Farnie, prese # 31 – # 37 nord, lunghezza filari alberati: 240 m x 1 filare = 240 m.
  17. Siepe esafilare di Farnie e Cornioli, presa # 38 sud, lunghezza filari alberati: 216 m x 6 filari = 1.296 m.
  18. Siepe esafilare di Farnie e Cornioli, presa # 38 nord. lunghezza filari alberati: 84 m x 6 filari = 504 m.

Quali sono le funzioni fondamentali di una siepe?

Le funzioni fondamentali di una siepe sono simili a quelle di una macchia boscata, anche se una siepe monofilare ha una dimensione spaziale (spessore o larghezza) molto tenue:

  1. costruzione di una comunità primaria fotosintetizzante dominata da alberi (fanerofite arboree);
  2. costruzione di un habitat in 3D/4D (2D/3D spaziali + tempo) per tutti gli organismi viventi;
  3. ripristino e conservazione di biodiversità;
  4. produzione di nuovo suolo;
  5. conservazione e purificazione (intercettazione dei fertilizzanti azotati, letame compreso, quando apportati ai campi limitrofi) dell’acqua dolce (ciclo dell’acqua);
  6. estrazione di CO2 dall’atmosfera e fissazione della stessa nella sostanza organica del suolo, ovvero negli organismi viventi (biomassa) e  nella necromassa (ciclo del carbonio e carbon farming);
  7. cambiamento locale delle condizioni metereologiche come temperature e piovosità locali.
  8. mitigazione degli eventi climatici estremi, in particolare dei venti.

Le funzioni ecologiche di una siepe nelle pianure planiziali temperate: il caso di Torre di Mosto

In una pianura agricola temperata come quella del Veneto orientale, e quindi anche in un contesto come Torre di Mosto, la siepe non è un semplice margine verde né un residuo ornamentale del paesaggio rurale. È, piuttosto, una infrastruttura ecologica lineare: una struttura vivente che concentra biomassa legnosa, continuità temporale, complessità spaziale e capacità di mediazione fra campo coltivato, acqua, atmosfera e suolo. Questo ruolo diventa particolarmente importante nei paesaggi agrari semplificati della pianura padano-veneta, dove la biodiversità è sotto pressione e dove la conservazione di infrastrutture verdi e blu è indicata come una leva chiave per ricostruire funzionalità ecologiche su scala aziendale e territoriale (Chiaffarelli e Vagge, 2025). Nel Veneto di pianura, inoltre, il quadro climatico è quello di un ambiente umido temperato/subtropicale con temperature medie annue attorno a 13–14 °C e precipitazioni annue nell’ordine di 700–1100 mm, cioè un contesto in cui i processi di evapotraspirazione, ruscellamento, drenaggio e buffering microclimatico hanno un peso agronomico ed ecologico molto rilevante (Salmaso et al., 2025).

La prima funzione fondamentale di una siepe è la costruzione di una comunità primaria fotosintetizzante dominata da fanerofite arboree e arbustive. In altre parole, la siepe instaura, anche in forma stretta e lineare, un piccolo sistema legnoso perenne capace di catturare radiazione solare, trasformarla in biomassa e alimentare flussi continui di carbonio verso foglie, rami, radici, essudati radicali, lettiera e necromassa. Da questo punto di vista la siepe è affine, in miniatura, a una macchia o a un boschetto: non per estensione, ma per qualità funzionale. La differenza rispetto al seminativo annuale è decisiva: le specie legnose mantengono una presenza pluriennale, sviluppano apparati radicali più profondi e longevi, producono una copertura più continua nel tempo e generano una quota di materia organica più strutturale e meno effimera. È precisamente questa continuità biologica a spiegare perché la letteratura consideri le siepi una componente chiave dei paesaggi agricoli multifunzionali (García de León et al., 2021; Staley et al., 2023).

La seconda funzione, strettamente connessa alla prima, è la costruzione di un habitat 3D/4D. “3D” perché la siepe crea una struttura verticale articolata — suolo, lettiera, strato erbaceo, strato arbustivo, strato arboreo, corteccia, cavità, interfacce ombra-luce — e “4D” perché questa struttura cambia nel tempo: nel ciclo giornaliero, nelle stagioni, negli anni e nei decenni. Una siepe, anche relativamente stretta, offre così un mosaico di nicchie molto più ricco del campo aperto. La letteratura recente mostra con coerenza che larghezza, densità, stratificazione e complessità strutturale aumentano la capacità della siepe di ospitare artropodi, uccelli, piccoli mammiferi, pipistrelli e altri taxa utili, mentre una gestione troppo uniforme o una struttura troppo povera riducono il valore dell’habitat (Graham et al., 2018; Kratschmer et al., 2024). In questo senso la siepe non è solo “vegetazione lineare”: è un dispositivo ecologico che moltiplica superfici di contatto, rifugi, siti trofici, siti di nidificazione e corridoi di movimento.

Da qui discende la terza funzione: il ripristino e la conservazione della biodiversità. In paesaggi agricoli intensivi, la siepe agisce contemporaneamente come rifugio, riserva di specie, filtro ecologico e corridoio. La meta-analisi globale di García de León e colleghi (2021) mostra che i campi dotati di siepi ospitano livelli di biodiversità superiori rispetto ai campi senza siepi. Ma la questione più importante, per un territorio come quello di Torre di Mosto, è che la siepe non lavora bene solo “in sé”: lavora ancora meglio in rete. Studi recenti mostrano che la multifunzionalità delle siepi aumenta nei paesaggi con maggiore densità di rete ecologica, maggiore connettività e maggiore eterogeneità ambientale (Boinot et al., 2023; Kratschmer et al., 2024). Inoltre, proprio nell’area del Po orientale, Sitzia (2007) ha mostrato che le siepi possono funzionare come corridoi per specie forestali vascolari, anche se tale funzione dipende dalla continuità, dall’origine della siepe, dalla connessione con boschi sorgente e dalla qualità dell’habitat. La conclusione, importante anche operativamente, è netta: una siepe isolata aiuta; una rete di siepi ben connessa cambia il paesaggio (Sitzia, 2007).

Una quarta funzione, spesso intuita ma raramente formulata con precisione, è la produzione di nuovo suolo. Qui serve rigore terminologico. Se con “nuovo suolo” si intende pedogenesi completa in senso geologico, il processo è lento. Ma se si intende la costruzione progressiva di suolo vivo e funzionale, allora la siepe contribuisce in modo molto reale: aumenta gli apporti di lettiera, di radici fini e di carbonio organico; favorisce la bioturbazione; migliora aggregazione, porosità e stabilità strutturale; riduce compattazione e ruscellamento; intercetta sedimenti e concentra attività biologica. La review di Holden et al. (2019) conclude che i suoli sotto siepe svolgono funzioni importanti nelle aziende agricole, includendo accumulo di carbonio organico, maggiore infiltrazione, maggiore immagazzinamento del runoff, maggiore diversità di lombrichi e comunità micorriziche distinte. Studi più recenti mostrano inoltre che sotto siepe il carbonio organico può risultare superiore a quello dei campi coltivati anche lungo l’intero profilo fino a 1 m, grazie a maggiori input organici, radici più profonde e minore disturbo meccanico (Chiartas et al., 2022). In termini ecologici, dunque, la siepe non “appoggia” soltanto sul suolo: lo costruisce continuamente.

La quinta funzione è la conservazione e la purificazione dell’acqua dolce. In pianure agricole soggette a fertilizzazione minerale e organica, le siepi possono intercettare una parte dei flussi di nutrienti, soprattutto azoto nitrico, purché siano collocate in posizioni idrologicamente efficaci. La loro efficacia non è magica né uniforme: dipende dalla topografia, dal percorso dell’acqua, dalla profondità della falda, dalla posizione rispetto ai fossi o ai punti di convergenza del deflusso e dalla presenza di condizioni favorevoli a uptake radicale e denitrificazione. Proprio per questo la letteratura insiste sul fatto che il buffering idrochimico va valutato da scala locale a scala di bacino (Viaud et al., 2004). Tuttavia l’evidenza è robusta: Grimaldi et al. (2012) hanno mostrato, sotto una siepe di fondovalle, assorbimento completo del nitrato nel volume di suolo interessato dalle radici durante la stagione vegetativa e assenza di nitrato in falda superficiale sotto la siepe durante la stagione dormiente, in concomitanza con elevate concentrazioni di carbonio organico disciolto e probabile denitrificazione. Thomas e Abbott (2018) hanno ulteriormente confermato che le siepi possono ridurre i flussi di nitrato a scala di versante e, in certe condizioni, di bacino, attraverso uptake radicale ed effetti secondari biogeochimici. Per una realtà come Torre di Mosto, questo significa che la siepe, soprattutto se integrata con margini erbacei, fossi e scoline, può diventare una fascia tampone vivente contro la perdita di fertilità e contro la contaminazione diffusa delle acque.

La sesta funzione è l’estrazione di CO₂ dall’atmosfera e la sua fissazione nella biomassa, nella necromassa e nella sostanza organica del suolo. Questo è uno dei punti più solidi della letteratura recente. Drexler et al. (2021), in una meta-analisi condotta in clima temperato, mostrano che l’impianto di siepi su ex seminativi aumenta mediamente gli stock di carbonio organico del suolo e che gli stock complessivi di carbonio nelle siepi sono in media comparabili a quelli forestali. Anche studi di dettaglio mostrano incrementi significativi di SOC lungo il profilo del suolo sotto siepe rispetto ai campi coltivati, con differenze rilevabili fino a 100 cm di profondità (Chiartas et al., 2022). Perciò la siepe è una vera infrastruttura di carbon farming, ma con una precisazione importante: il suo valore non sta solo nell’immagazzinare carbonio sopra suolo, bensì nel trasferirne una quota stabile al sistema suolo attraverso radici, lettiera, aggregazione e minore disturbo. In altre parole, la siepe non è solo un serbatoio di legno: è un ponte tra atmosfera e sostanza organica del suolo.

La settima funzione riguarda il cambiamento locale delle condizioni meteorologiche e la mitigazione degli eventi estremi, specialmente del vento. Qui la letteratura è molto chiara per alcuni aspetti e più prudente per altri. È ben documentato che i frangivento vegetali riducono la velocità del vento, modificano la turbolenza, influenzano evaporazione, evapotraspirazione, umidità relativa e temperatura dell’aria, con effetti che dipendono da altezza, porosità, continuità e contesto del frangivento (Cleugh, 1998; Baker et al., 2021). Nelle siepi europee, Vanneste et al. (2020) hanno mostrato che esiste un reale buffering microclimatico, ma che esso è inferiore rispetto a quello dei boschi: le siepi sono mediamente meno efficaci nell’attenuare gli estremi termici, anche se diventano migliori quando sono più larghe, più alte e con copertura arborea più densa. Per un paesaggio agricolo aperto come la bassa pianura veneta, la funzione frangivento resta quindi una delle più concrete: la siepe riduce disseccamento, stress meccanico, perdita di umidità e vulnerabilità agli episodi di vento forte. Più cauta deve essere invece la formulazione sul tema della piovosità locale. La letteratura supporta bene gli effetti su vento, temperatura, umidità, evaporazione e bilancio idrico; supporta molto meno l’idea che una singola siepe aumenti direttamente la precipitazione locale. Per inferenza, una rete densa di infrastrutture verdi può contribuire a modificare rugosità superficiale, riciclo di umidità e condizioni microclimatiche di paesaggio; ma attribuire a una singola siepe un incremento misurabile delle piogge sarebbe, allo stato attuale, un’affermazione troppo forte.

Da tutto ciò deriva una conclusione pratica: non tutte le siepi sono uguali. Una siepe monofilare e povera svolge già funzioni utili, ma una siepe più larga, continua, multistratificata, con alberi e arbusti autoctoni, margine erbaceo, gestione non uniforme e connessione con altri elementi del paesaggio svolge funzioni molto più elevate. Le evidenze convergono nel mostrare che la qualità ecologica cresce con larghezza, densità, continuità, eterogeneità strutturale e inserimento in una rete connessa di habitat semi-naturali (Kratschmer et al., 2024; Staley et al., 2023; Boinot et al., 2023). Per Torre di Mosto questo implica che una siepe ben progettata non dovrebbe essere pensata come “confine”, ma come organo ecologico dell’azienda agricola: un sistema che produce fotosintesi, habitat, suolo, acqua più pulita, carbonio stabile e resilienza climatica. In un paesaggio di pianura intensamente coltivato, la siepe non è un accessorio. È una delle forme più efficienti, economiche e intelligenti di ricostruzione della complessità ecologica.

Riferimenti bibliografici

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Siepe Farnie e Noci - 22 Settembre 2020
A sx Macchia Boscata dei Daini, a dx Siepe Farnie e Noci - 22 Settembre 2020